Radioattività

Marie Curie e la scoperta della Radioattività

Dobbiamo iniziare chiedendoci: che cos’è la radioattività?

Tutto ciò che si trova attorno a noi è composto da atomi: la Terra, l’aria, l’acqua, il cibo e noi stessi.

La radioattività è la proprietà che hanno gli atomi di alcuni elementi di emettere spontaneamente radiazioni ionizzanti. La radiazione può essere semplicemente definita come energia, esempi di radiazione sono: la luce, il calore e le onde radio. Il termine ionizzante inoltre indica che questo tipo di radiazioni è in grado di distruggere i legami interni alle molecole, di fatto danneggiandole.

Esempi di radiazioni ionizzanti sono le onde elettromagnetiche ad altissima frequenza come raggi gamma e raggi x, oppure frammenti di nuclei atomici pesanti.

Proprio i nuclei atomici più pesanti e ricchi di neutroni possono emettere le radiazioni più pericolose per gli organismi, questo perché quando la radiazione ionizzante colpisce un essere vivente, causa grossi danni alle cellule e al DNA in esse contenuto.

Come avvenne la scoperta della radioattività?

Nel marzo del 1896, il fisico francese Henri Becquerel, scoprì che alcune lastre fotografiche tenute al buio, in presenza di un minerale contenente uranio, risultavano annerite, come se fossero state esposte alla luce. Il minerale doveva quindi aver emesso le radiazioni necessarie ad impressionare le lastre.

Due anni dopo, la sua allieva franco-polacca Marie Curie con il marito Pierre, studiando le radiazioni emesse dalla Pechblenda, un minerale molto ricco di Uranio, scoprirono l’esistenza di due nuovi elementi ancora più radioattivi: il Polonio (così chiamato in onore della patria di Marie) e il Radio.

Chi era Marie Curie?

Marie Curie nacque a Varsavia nel 1867 e si distinse durante tutto il periodo scolastico per gli eccellenti risultati. In quegli anni in Polonia alle donne non era permesso accedere agli studi universitari, perciò Marie decise di trasferirsi con una delle sorelle a Parigi per studiare alla Sorbona.

Proprio all’università conobbe il futuro marito e “compagno di laboratorio” Pierre che sposò nel 1895. Pur senza collaboratori i coniugi Curie iniziarono a studiare il fenomeno da loro nominato radioattività.

I loro esperimenti si concentrarono in particolare sul minerale Pechblenda, ricco di uranio, perché notarono che i campioni studiati risultavano più radioattivi di quanto avrebbero dovuto essere, sulla base della quantità di uranio contenuto. Ipotizzarono quindi che oltre l’uranio in questi minerali dovesse esserci un altro elemento più radioattivo dell’uranio stesso, e iniziarono un lungo lavoro per tentare di isolarlo.

Finalmente nel 1898 scoprono l’esistenza del Polonio. Però qualche cosa ancora non torna: i campioni sono ancora troppo radioattivi, e la sola presenza del polonio e dell’uranio non spiega il fenomeno. C’è soltanto una possibilità: l’esistenza di un altro elemento. Così il 28 marzo del 1902 Marie Curie annuncia la scoperta di un altro elemento, un milione di volte più radioattivo dell’Uranio: il Radio.

I suoi studi sulle radiazioni valgono ai coniugi Curie e al fisico Henri Becquerel il Nobel per la fisica nel 1903, e nel 1911 Marie vinse il secondo Premio Nobel per la scoperta del Radio e del Polonio diventando storicamente l’unica donna tra i quattro vincitori di due Nobel, e la sola ad aver vinto il Premio in due distinti campi scientifici.

La fama e la notorietà acquisita non intaccano l’etica dei coniugi Curie che intenzionalmente non depositano il brevetto del processo di isolamento del radio. Così facendo vogliono permettere alla comunità scientifica di effettuare liberamente ricerche nel campo della radioattività.

Dopo la tragica morte di Pierre, investito nel 1906 da un carro, Marie lo sostituisce nell’insegnamento universitario di fisica generale e diventa la prima donna a occupare una cattedra alla Sorbona di Parigi.

Provata da un’anemia aplastica, dovuta alle lunghe esposizioni alle sostanze radioattive, Marie Curie muore il 4 luglio 1934. Ancora oggi, tutti i suoi appunti di laboratorio sono considerati pericolosi a causa delle radiazioni che ancora rilasciano. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.

In conclusione

Grazie alla scoperta della radioattività fu possibile mettere appunto alcune delle tecniche terapeutiche più utili nella cura dei tumori, come la radioterapia.

La radioattività all’epoca della sua scoperta venne considerata un fluido magico dai più, facendo aumentare enormemente il valore commerciale del Radio. In quegli anni vennero addirittura reclamizzati e messi in commercio dentifrici, creme di bellezza, pillole e bevande al Radio, responsabili di danni incalcolabili per la salute. Ben presto però ci si rese conto degli ingenti danni che le radiazioni potevano causare sugli individui sani. Infatti, a causa delle radiazioni, vengono danneggiati il DNA e le cellule e gli effetti sono: ustioni, dermatiti, leucemie, tumori. Il danneggiamento del DNA inoltre porta danni anche ai figli delle persone che assumono forti dosi di radioattività.

Oggi conosciamo il doppio volto della radioattività: sappiamo infatti che lo stesso procedimento fisico alla base del funzionamento dei terrificanti ordigni nucleari, può aiutare nella lotta contro malattie temibili, e se addomesticato e rallentato nelle centrali nucleari, consente di produrre energia per intere città.

Luca Lo Russo
Luca Lo Russo
Biologo Cellulare e Molecolare

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